Dal salto nel vuoto al viaggio verso sé stessi
Iniziare un percorso di psicoterapia è spesso vissuto come un vero e proprio salto nel vuoto. È una scelta che implica lasciare territori conosciuti, anche quando questi risultano faticosi o limitanti.
In questo senso, il percorso terapeutico può essere accostato al viaggio di Ulisse verso Itaca: un cammino lungo, complesso, segnato da ostacoli, smarrimenti e trasformazioni profonde.
Come Ulisse, anche chi intraprende una psicoterapia non compie solo un viaggio “verso casa”, ma un viaggio verso sé stessi.
Nel mio lavoro, basato su un approccio sistemico-relazionale, considero la persona all’interno delle sue relazioni e dei contesti di vita. Integro inoltre strumenti come la mindfulness e l’EMDR, che permettono di attraversare il cambiamento in modo più consapevole e profondo.
Il disorientamento iniziale: quando si perde la rotta
Le prime fasi della psicoterapia possono essere caratterizzate da una sensazione di smarrimento. Ciò che prima sembrava familiare perde stabilità, e orientarsi diventa più difficile.
È una fase che ricorda il momento in cui si perde la rotta, trovandosi in balia dell’incertezza.
Questo può manifestarsi attraverso:
• senso di confusione
• aumento temporaneo dell’ansia
• difficoltà nel prendere decisioni
• percezione di “non riconoscersi più”
È importante sapere che questo disorientamento è parte naturale del processo di cambiamento personale.
Perdersi per trasformarsi: il significato del “vuoto”
Nel percorso terapeutico, il “vuoto” non è solo assenza, ma uno spazio di passaggio. È il momento in cui le vecchie certezze si allentano, senza che le nuove siano ancora definite.
Come nel viaggio di Ulisse nell’Odissea, ogni trasformazione richiede una perdita: di illusioni, di automatismi, di parti di sé che non sono più funzionali.
Questo spazio può diventare:
• un terreno fertile per nuovi significati
• un’occasione per ridefinire la propria identità
• una fase necessaria per un cambiamento autentico
Quando il cambiamento disorienta anche gli altri: lo sguardo di Penelope
Il cambiamento non riguarda mai solo la persona, ma anche il sistema relazionale in cui è inserita.
Un passaggio particolarmente significativo nell’Odissea è quello in cui Penelope , dopo anni di attesa, si ritrova di fronte al suo amato Ulisse ma inizialmente non lo riconosce.
Questo momento è profondamente simbolico: Ulisse è tornato, ma non è più lo stesso. Il viaggio lo ha trasformato.
Allo stesso modo, quando una persona intraprende un percorso di psicoterapia:
• cambia il modo di comunicare
• cambiano le reazioni emotive
• si modificano equilibri relazionali consolidati
E questo può generare disorientamento anche nei familiari o nel partner.
A volte chi è vicino può pensare: “Non sei più come prima”.
Ed è, in parte, vero.
Il cambiamento può essere percepito come una perdita, perché rompe schemi conosciuti. Ma spesso quegli stessi schemi erano anche “trappole relazionali”, modalità rigide che mantenevano la persona bloccata.
In questo senso, il lavoro terapeutico rappresenta anche uno sforzo:
• di uscire da dinamiche disfunzionali
• di abbandonare ruoli appresi
• di lasciare andare parti di sé costruite precedentemente per adattarsi, ma non più autentiche e funzionali.
Dal salto nel vuoto al ritorno: costruire un nuovo equilibrio
Come Ulisse che ritorna a Itaca trasformato, anche la persona che attraversa un percorso terapeutico costruisce un nuovo modo di stare nel mondo.
Il “salto nel nuovo” rappresenta:
• una maggiore consapevolezza di sé
• relazioni più autentiche
• una diversa capacità di affrontare le difficoltà
• una fiducia più stabile nelle proprie risorse
Non si torna come prima: si torna diversi.
E, come accade a Ulisse, anche le relazioni hanno bisogno di tempo per riconoscere e integrare questo cambiamento.
Come affrontare il disorientamento durante la psicoterapia?
Attraversare questa fase è possibile, soprattutto se sostenuti da una relazione terapeutica sicura.
Alcuni elementi utili:
• darsi tempo: il cambiamento richiede gradualità
• condividere apertamente ciò che si prova
• accogliere anche le difficoltà relazionali che emergono
• allenare la presenza attraverso la mindfulness
• riconoscere i piccoli segnali di cambiamento
Il ruolo della psicoterapia nel viaggio di cambiamento
La psicoterapia offre uno spazio in cui questo viaggio può essere compreso e sostenuto.
L’integrazione tra approccio sistemico-relazionale, mindfulness ed EMDR permette di lavorare su più livelli:
• relazionale
• emotivo
• corporeo
favorendo un cambiamento che non è solo comprensione, ma esperienza vissuta.
Perdersi, cambiare, ritrovarsi
Il viaggio di ritorno del nostro eroe ci insegna che ogni ritorno implica una trasformazione. A volte è necessario perdersi, attraversare il vuoto e lasciare andare vecchie parti di sé, per costruire un nuovo equilibrio. E, proprio come accade a Ulisse, anche chi ci è accanto può aver bisogno di tempo per riconoscerci nella nostra nuova forma.
Il percorso terapeutico è, in fondo, questo: un viaggio che inizia come un salto nel vuoto, ma che può diventare un salto nel nuovo, verso una vita più autentica.
Se stai attraversando un momento di cambiamento o senti di non riconoscerti più, iniziare un percorso di psicoterapia può aiutarti a ritrovare una direzione.
Contattami per un primo colloquio: insieme possiamo esplorare ciò che stai vivendo e costruire un percorso su misura per te, in presenza oppure online